Ezio, San Remo, la malattia e le 12 stanze…


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Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente.E’ una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai.Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Si, perché la stanza è anche una poesia“. Ezio Bosso, il pianista che sognava di suonare a Sanremo, è uscito tra il boato del pubblico. “Ricordatevi che la musica è come la vita, si può fare solo insieme”. Ma chi è Ezio Bosso? Un artista forse più conosciuto all’estero che in Italia, innanzitutto. Wikipedia lo definisce “pianista, compositore, direttore d’orchestra e bassista italiano”. Ha diretto, tra le altre orchestre: London Symphony, London Strings, Orchestra del Teatro Regio di Torino, Filarmonica ‘900 e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.I RICONOSCIMENTI – Ha vinto premi importanti come il Green Room Award in Australia o il Syracuse NY Award in America, la sua musica viene richiesta nella danza dai più importanti coreografi come Christopher Wheeldon, Edwaard Lliang o Rafael Bonchela, nel teatro da registi come James Thierrèe mentre nel cinema con registi come Gabriele Salvatores. con lui stringe un sodalizio di cui firma le colonne sonore di Io Non Ho Paura, Quo Vadis Baby ? e il recentissimo ‘Il Ragazzo Invisibile’. Nel 2015, Bosso è stato scelto dall’Università Alma Mater di Bologna per comporre e dirigere una composizione dedicata alla Magna Charta dell’Università che contiene il primo inno ufficiale di questa importante istituzione mondiale.LA MALATTIA  – Dal 2011 è affetto da una malattia neurodegenerativa progressiva per cui ha subito anche un intervento al cervello. E che lo costringe su una sedia a rotelle, oltre ai problemi neurologici che tutti hanno visto  a Sanremo. Ma, nonostante questo, non ha mai smesso di comporre musica. E di suonare.  “La musica è una fortuna – spiega il compositore – e, come diceva il grande maestro Claudio Abbado, è la nostra vera terapia.

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