La prima casa è andata giù. A nulla sono serviti i presidi e i cortei per manifestare il disappunto dei cittadini. La legge ha vinto, è vincerà sempre. Una legge che salva i potenti e distrugge la povera gente. L’isola d’Ischia è tutta abusiva. Iniziando dalle numerose stanze d’albergo edificate da imprenditori senza scrupoli. Ampliamenti e nuove costruzioni sono la pecca di questa incantevole isola verde. Il grigio del cemento sta scolorendo il verde che ha sempre primeggiato ad Ischia. Abbiamo abusato di condoni e politici compiacenti. Chi troppo, chi meno, tutti siamo colpevoli di questa situazione spiacevole. Una pessima pubblicità per un’isola che vive di turismo. La colpa va ricercata anche in quei politici che non hanno saputo salvaguardare il proprio territorio. Da trenta anni non si redige un piano regolatore. Ci sono zone a rischio dove le case spadroneggiano, vedi la costa. Un abusivismo di massa che ha reso il paesaggio un ecomostro. La corda è stata tirata troppo, alla  fine si è spezzata. Altre case andranno demolite. Altri abusi saranno fatti. E’ il classico cane che si morde la coda. Quando si prenderà coscienza che è ora di mettersi ad un tavolo è discutere del futuro di questa isola. Vero è che le case ad Ischia non hanno prezzo. Chi vuole comprare una casa per la famiglia deve spendere 300 mila euro per 50 metri quadrati. Se gli va bene non a piano interrato. Se una famiglia vuole fittare una casa decente di 80 metri quadrati, deve impegnare tutto lo stipendio per poter pagare il pigione. La via di mezzo dove sta? Non c’è. Non ci sarà mai. Il dado è tratto. La corsa al cemento ha prodotto i suoi negativi frutti. C’è chi, come quelli che credono ancora al politico di turno, che la partita non è ancora chiusa. La candidatura di un isolano, Domenico De Siano, alle prossime regionali, potrebbe portare una tregua negli abbattimenti e rivedere una via di condono edilizio. La verità è un’altra. Basta con le costruzioni. Varare un piano regolatore, dove si individuino zone edificabili. Creare nuovi quartieri periferici, per liberare le coste dal cemento selvaggio. Utopia o fantascienza? Ai posteri l’ardua sentenza.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.