Il tradimento non avvenne per motivi politici ma economici: Giuda era disposto a tradire solo dietro congruo compenso

Dante, che con la Divina Commedia ci dà un più che sincero quadro del medioevo, colloca i traditori nel girone più profondo dell’inferno, non colloca gli assassini o gli eretici, ma chi si era macchiato di tale sommo crimine. La “parola data” o “il giuramento” fino agli inizi del nostro secolo erano più che una garanzia, erano certezza. Quanti di voi al giorno d’oggi si sono sentiti dire “ti do la mia parola che…” per poi essere raggirati?

L’arte della politica ci può dare un chiarissimo esempio del “doppio gioco”, del saltare da uno schieramento politico all’altro appena vi si intravede una possibilità di qualche comoda e fruttuosa poltrona.Il tradimento è la principale causa della fine di un’amicizia. Si parla tanto del più nobile sentimento che è l’amore, ma permettetemi di dire che sullo stesso piano si colloca l’amicizia, basti ricordarsi (e credo che in ognuno di noi si trovino tali ricordi) di quando eravamo bambini, e magari il proprio amico di giochi, o il compagno di banco faceva la spia ai genitori o agli insegnanti. Il dolore che si provava nello scoprire il tradimento era maggiore della punizione stessa, e il ricordo amaro restava per molto tempo.In conclusione, io penso che fra i valori che si sono persi al giorno d’oggi, quello della lealtà sia uno dei più colpiti. Ai tempi di Dante erano condannati, ai giorni nostri sono tollerati e in qualche ambito premiati. Non vi sembra il caso di imparare dalle parole degli antichi e condannarli?

 

                                                                                                        

 

 

 

                                                                                                    Sergio Di Meglio

 

 

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